Maria Elisa Campanini
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Lo stress post-traumatico del personale sanitario

Stress post-traumatico del personale sanitario

Il disturbo da stress post-traumatico, grave rischio per il personale sanitario

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Sarà la prossima emergenza: curare chi cura. Quando i contagi da Covid 19 saranno finalmente finiti o almeno drasticamente ridotti, non sarà facile per nessuno dimenticare l’angoscia di questi mesi. A livello collettivo, a poco a poco si tornerà a pensare a come riprendersi, emotivamente ed economicamente, dallo tsunami che ci ha investito. Ma c’é una categoria di persone che ne subirà le conseguenze più drammatiche: si tratta del personale sanitario degli ospedali delle zone più colpite dall’epidemia, sottoposto a livelli di stress talmente intensi e prolungati da vivere una gravissima situazione di burn-out.

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Stress post-traumaticoMedici, infermieri, oss, volontari e addetti alle ambulanze, medici di base e altre figure in prima linea a salvare vite umane, hanno affrontato un’emergenza mai conosciuta prima, se non da chi ha operato in situazioni di guerra. Si sono trovati ad assistere folle di malati gravissimi; a constatare impotenti il decesso di centinaia pazienti spesso anziani, soli e lontani dai loro parenti; a decidere chi salvare e chi no, per la mancanza di presidi respiratori o di posti in terapia intensiva; a vivere la paura di ammalarsi e di contagiare i propri familiari, cercando di reggere a una stanchezza fisica inimmaginabile per i turni massacranti.

Tutto questo rischia di provocare, in molto di loro, una grave forma di PTSD, (post-traumatic stress desorder, o “disturbo da stress post-traumatico”), un disturbo d’ansia che in genere si manifesta dopo eventi sconvolgenti, che hanno messo a repentaglio la vita propria o di altri. Sono traumi simili a chi ha vissuto guerre o catastrofi naturali, e sviluppa un’intensa sofferenza psicologica in risposta all’enorme stress subito (come accaduto ai reduci dal Vietnam, o a chi é sopravvissuto a terremoti devastanti).

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Stress post-traumaticoTra i sanitari esposti all’esperienza drammatica dell’emergenza possono manifestarsi sintomi particolarmente invalidanti, come ansia intensa, agitazione, depressione, prostrazione. I ricordi dolorosi dell’accaduto possono diventare intrusivi e persistenti, accompagnati da iperattivazione, flashback, incubi o sogni spiacevoli, difficoltà di concentrazione, incapacità di rilassarsi, irritabilità, angoscia, senso di allarme, perdita di interesse per le attività e le relazioni sociali, evitamento delle situazioni che richiamano o somigliano all’esperienza vissuta, fino ad arrivare, nei casi più gravi, ad allucinazioni o a momenti dissociativi.

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Se queste reazioni si prolungano nel tempo e durano oltre le quattro settimane, si è in presenza di una forma complessa di disturbo da stress post-traumatico. In questo caso la persona, a causa dello stato di disagio e malessere conseguente al trauma, vede compromesso in maniera significativa il suo funzionamento sociale o lavorativo.

Il trattamento del PTSD richiede un intervento terapeutico (sostegno psicologico, psicoterapia, mindfulness, EMDR) che permetta la stabilizzazione dei sintomi, l’esplorazione e l’integrazione dei ricordi dolorosi, l’elaborazione dei traumi; il superamento della dolorosa lacerazione tra il “prima” e il “dopo”.

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Rescue RemedyAnche la floriterapia, insieme a un accompagnamento psicologico, può avere un ruolo di supporto per sostenere la persona e trasmetterle forza reattiva, lucidità mentale e capacità di “far fronte” alla situazione, permettendo di attenuare i sintomi. La floriterapia ci offre infatti dei rimedi di emergenza capaci di favorire il rilascio delle forti emozioni negative provocate da un evento sconvolgente.

Nell’immediato, il Rescue Remedy (fiori di Bach) o Emergency (fiori australiani) costituiscono un veloce “pronto soccorso” essenziale dalle proprietà antitraumatiche e tranquillizzanti. Utile anche il Post-Trauma Stabilizer (fiori californiani Flourish). Il lavoro terapeutico può poi essere accompagnato da varie essenze floreali, la cui scelta é ovviamente personalizzata in relazione allo stato d’animo e alle sfumature emotive espresse dal paziente.

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A titolo puramente generico, ricordo alcuni rimedi che possono essere di giovamento in stati emotivi disfunzionali legati al disturbo da stress post-traumatico.

Fiori di Bach

Star of Bethlehem (rielaborazione del trauma), Olive (prostrazione fisica e psicologica), Sweet Chestnut, Gorse, Gentian (stati depressivi), Cherry Plum, Aspen (stati ansiosi, angoscia, insonnia), White Chestnut (ruminazione mentale)

Fiori australiani

Alpine Mint Bush (sindrome da burn-out), Fringed Violet (protettivo post-traumatico), Macrocarpa, Banksia Robur (esaurimento psicofisico), Crowea, Dog Rose of the Wild Forces (ansia, angoscia, emotività fuori controllo), Waratah, Sturt Desert Pea (depressione), Boronia (ruminazione mentale)

Fiori Californiani

Arnica, Echinacea, Penstemon, Glassy Hyacinth (dolore post-traumatico), Borage, Green Cross Gentian (demoralizzazione), Dandelion (stress).

Maria Elisa Campanini
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